La sentenza numero 99/23 del Consiglio Nazionale Forense è stata emessa sotto la presidenza dell’avv. Patrizia Corona (Presidente f.f.) e con l’avv. Francesco Emilio Standoli come relatore. Si trattava del ricorso dell’avv. [RICORRENTE] contro la sanzione disciplinare di sospensione di cinque anni dall’esercizio della professione forense decisa dal Consiglio Distrettuale di Disciplina di Roma.
Il capo di incolpazione riguardava l’avv. [RICORRENTE] accusato di fatti penalmente rilevanti, non ancora giudizialmente definiti, che coinvolgevano delitti come associazione a delinquere, truffa, e autoriciclaggio, in concorso con altri soggetti. Tali reati venivano compiuti prevalentemente in Italia, Polonia, Slovenia e Lettonia tra il 2013 e il 2016. Specificamente, si contestava il suo ruolo di fiduciario in un sistema di truffe internazionali con profitti illeciti superiori a 4,2 milioni di euro, che includevano attività di intermediazione fraudolenta e riciclaggio.
Il CNF, confermando la sanzione di prima istanza, ha rigettato il ricorso dell’avv. [RICORRENTE], giudicando non fondati i quattro motivi promossi, inclusi la mancata audizione personale e l’asserita insufficienza della motivazione del procedimento disciplinare. Il Consiglio ha sottolineato la sufficienza probatoria degli atti penali e la congruità della motivazione disciplinare, mantenendo la sospensione di cinque anni che rifletteva la gravità delle azioni e la violazione dei principi deontologici fondamentali.