1. Avverso le decisioni del consiglio distrettuale di disciplina è ammesso ricorso, entro trenta giorni dal deposito della sentenza1, avanti ad apposita sezione disciplinare del CNF da parte dell’incolpato, nel caso di affermazione di responsabilità, e, per ogni decisione, da parte del consiglio dell’ordine presso cui l’incolpato è iscritto, del procuratore della Repubblica e del procuratore generale del distretto della corte d’appello ove ha sede il consiglio distrettuale di disciplina che ha emesso la decisione.
  2. Il ricorso è notificato al pubblico ministero e al procuratore generale presso la corte d’appello, che possono proporre impugnazione incidentale entro venti giorni dalla notifica.
  3. La proposizione del ricorso sospende l’esecuzione del provvedimento.

Normativa correlata:

  1. Deve ritenersi che il termine “sentenza” usato dalla legge per riferirsi alle decisioni del CDD (art. 52 L. n. 247/2012) sia un mero refuso, giacché “il procedimento disciplinare ha natura amministrativa nella prima fase (avanti al CDD), che si conclude con un atto che ha forma, natura e sostanza di provvedimento amministrativo” (Cass., SS.UU., n. 9949/2024 e n. 20685/2018). La natura di sentenza è invece espressamente e correttamente riconosciuta ai provvedimenti del CNF su impugnazione di delibere dei consigli distrettuali di disciplina (art. 37, co. 2, L. n. 247/2012). ↩︎

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