Titolo I – Principi generali (artt. 1 – 22)

1. Spetta agli Organi disciplinari la potestà di applicare, nel rispetto delle procedure previste dalle norme, anche regolamentari, le sanzioni adeguate e proporzionate alla violazione deontologica commessa.

2. Oggetto di valutazione è il comportamento complessivo dell’incolpato; la sanzione è unica anche quando siano contestati più addebiti nell’ambito del medesimo procedimento.

3. La sanzione deve essere commisurata alla gravità del fatto, al grado della colpa, all’eventuale sussistenza del dolo ed alla sua intensità, al comportamento dell’incolpato, precedente e successivo al fatto, avuto riguardo alle circostanze, soggettive e oggettive, nel cui contesto è avvenuta la violazione.

4. Nella determinazione della sanzione si deve altresì tenere conto del pregiudizio eventualmente subito dalla parte assistita e dal cliente, della compromissione dell’immagine della professione forense, della vita professionale, dei precedenti disciplinari.

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Commento

Indice

§ 1. Introduzione.
§ 2. La potestas judicandi.
§ 3. La commisurazione della sanzione.
§ 4. Il concorso di illeciti.
§ 5. Il sindacato di legittimità.

***

§ 1. Introduzione.

L’articolo in esame al comma 1 riconosce all’Ordine forense1 la funzione di controllo deontologico sulle condotte dei propri iscritti; inoltre, al comma 2, stabilisce il trattamento sanzionatorio specie nel caso di pluralità di illeciti; infine, ai commi 3 e 4, definisce -similmente agli artt. 133 e 133 bis c.p.2– le “circostanze” attenuanti e aggravanti ovvero i criteri orientativi per la determinazione in concreto della sanzione disciplinare (c.d dosimetria della pena)3, affinché sia adeguata e proporzionata all’infrazione commessa4.

§ 2. La potestas judicandi.

Ancor prima del codice deontologico, la legge (artt. 50 e 51 L. n. 247/2012, già art. 38 e 54 R.D.L. n. 1578/1933) attribuisce agli organi forensi il potere disciplinare, per la realizzazione dei fini istituzionali loro propri5, cioè assicurare, in autodichia6, la “tutela di un pubblico interesse al corretto esercizio della professione” (art. 3, co. 3, L. n. 247/2012), appunto attraverso il controllo deontologico del comportamento dei propri iscritti, anche attinente alla vita privata (art. 2, co. 1, cdf).

Si tratta, più precisamente, di un “potere-dovere”7, conforme a Costituzione8, che tuttavia può essere esercitato nei soli confronti dei propri iscritti all’albo o registro9 (per la particolare condizione degli avvocati stranieri, v. art. 3, co. 3, cdf).

E, infatti, proprio al fine di evitare che l’iscritto possa sottrarsi a tale potestas judicandi e quindi alle proprie responsabilità disciplinari10, la legge prevede il divieto di cancellazione dall’albo o registro in pendenza del procedimento disciplinare (art. 17, co. 16, L. n. 247/2012)11 e precisamente dal giorno dell’invio degli atti al Consiglio Distrettuale di Disciplina e fino alla definizione del procedimento stesso12.

A ciò aggiungasi che, oltre all’ipotesi di cancellazione dall’albo o registro, il divieto de quo si ritiene operante anche nel caso di trasferimento dell’iscritto da un COA all’altro13 o, addirittura, da una sezione all’altra dell’albo o registro tenuti da uno stesso COA14, perché anche in tali casi il trasferimento nel nuovo albo o registro dello stesso o di altro COA presupporrebbe una “cancellazione” da quello di provenienza, appunto vietata.

Peraltro, qualora il COA di appartenenza dell’incolpato o segnalato violasse il divieto in parola, il relativo provvedimento sarebbe sì efficace, ma:

  1. la cancellazione dell’iscritto dall’albo o registro comporterebbe l’estinzione del procedimento disciplinare a suo carico per cessazione della materia del contendere e, se pendente dinanzi al CNF, ciò determinerebbe la conseguente stabilizzazione della sanzione disciplinare sub judice, già comminata dal CDD, che diventerebbe quindi definitiva, sia pur non eseguibile15;
  2. il trasferimento dell’iscritto presso altro Distretto o presso un altro COA dello stesso Distretto non inciderebbe sul procedimento disciplinare in corso (giacché, in base al principio della perpetuatio jurisdictionis, rimarrebbe radicato ove originariamente instaurato)16, né determinerebbe un’incompatibilità sopravvenuta o una causa di astensione e ricusazione per i Consiglieri della Sezione disciplinare già costituita che diventassero dello stesso COA di appartenenza dell’incolpato (art. 2, co. 4, Reg. CNF n. 2/2014 e art. 58, co. 2, L. n. 247/2012)17.

Infine, il divieto in parola non opera:

  1. nel caso di cancellazione dall’albo per pensionamento18, o dal registro dei praticanti abilitati per scadenza del patrocinio sostitutivo19;
  2. nel caso di provvedimenti di natura non disciplinare (ad es., sospensione per morosità nel pagamento del contributo annuale dovuto al COA ex art. 29, co. 6, L. n. 247/2012)20, a meno che, per quei medesimi fatti, parallelamente non penda procedimento disciplinare21;
  3. nel caso di: a) mancanza ab origine di uno dei requisiti per l’iscrizione all’albo (art. 17, co. 12, L. n. 247/2012), b) sopravvenuta incompatibilità professionale ovvero successiva perdita dei requisiti di legge necessari per l’iscrizione (art. 17, co. 1 e 2, L. n. 247/2012), c) cessazione dell’esercizio dell’attività professionale in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente (art. 21 L. n. 247/2012)22.

§ 3. La commisurazione della sanzione.

Affinché la sanzione disciplinare sia adeguata e proporzionata alla violazione deontologica commessa (comma 1), l’articolo in esame ne fissa i criteri di commisurazione (comma 3 e ss.), i quali tuttavia non attengono né all’an né al quomodo della condotta illecita, ma piuttosto alla valutazione della sua gravità, sicché non costituiscono elementi essenziali della fattispecie sanzionatrice, né integrano circostanze attenuanti e aggravanti in senso tecnico, ossia elementi accidentali dell’illecito, di talché sono di norma sottratti all’onere, per il titolare del potere sanzionatorio, di previa e specifica contestazione23.

In particolare, tali “circostanze” riguardano la condotta, l’autore e le conseguenze dell’illecito, e precisamente:

1) la gravità del fatto. A tal proposito, l’asserita “scarsa rilevanza” del fatto non scrimina l’illecito deontologico, giacché in tale sede non si applica, neppure in via analogica o estensiva, l’art. 3 bis D.Lgs. n. 109/2006 previsto in tema di procedimento disciplinare a carico dei magistrati, secondo cui “l’illecito disciplinare non è configurabile quando il fatto è di scarsa rilevanza”, in quanto normativa ispirata ad altri principi e destinata a diversa categoria professionale24.

2) le circostanze, soggettive e oggettive, nel cui contesto è avvenuta la violazione. Ai fini della attenuazione o dell’aggravamento della sanzione, possono essere valutate alcune circostanze soggettive e oggettive che – in analogia con il penale – potremmo definire “generiche”, come ad esempio la giovane età e la modesta esperienza professionale dell’incolpato25, le sue condizioni di salute26, ovvero particolari motivi di rilievo umano e familiare27, la buona fede28, lo stato d’ira o d’agitazione per la provocazione altrui29, eccetera.

3) il grado della colpa o dell’intensità del dolo. Per un approfondimento sull’elemento psicologico dell’illecito disciplinare, si rinvia al commento dell’art. 4 cdf.

4) il comportamento complessivo dell’incolpato, anche precedente e successivo al fatto. Quale comportamento successivo al fatto, che indichi un riallineamento alla correttezza della condotta, può rilevare l’eventuale pentimento e consapevolezza del proprio errore cioè la resipiscenza30. Invece, il comportamento processuale dell’incolpato nel corso del giudizio disciplinare non può comportare un aggravamento della sanzione allorché costituisca manifestazione del diritto di difesa e non invece un atteggiamento palesemente ostruzionistico31, così come può invece rilevare, per la mitigazione della sanzione disciplinare, il comportamento processuale dell’incolpato, che sia collaborativo, dimostri resipiscenza e ammetta le proprie responsabilità32.

5) la vita professionale e precedenti disciplinari dell’incolpato. L’incensuratezza disciplinare dell’incolpato può comportare una mitigazione della sanzione da irrogarsi in concreto33. Tuttavia, la recidiva non presuppone una contestazione esplicita all’incolpato34. Inoltre, la funzione essenziale della sanzione disciplinare non è quella di evitare la reiterazione dell’illecito per il futuro cioè di impedire la “recidiva specifica”, sicché essa è irrogabile anche quando, per l’eventuale mutamento della situazione di fatto o di diritto, il medesimo illecito non possa essere nuovamente commesso dall’incolpato35. A tal proposito, ancorché non costituisca un precedente disciplinare in senso stretto, l’intervenuta prescrizione relativa ad un precedente comportamento dell’incolpato non esclude la valutazione deontologica del fatto storico accertato ai fini della determinazione dell’entità della sanzione in un diverso procedimento36

6) la compromissione dell’immagine della professione forense. Tale valutazione mira a tutelare e salvaguardare la dignità e il prestigio (in una parola: l’immagine) dell’Ordine forense, quale risultato della reputazione dei suoi singoli appartenenti37, che non costituisce valore negoziabile38.

7) il pregiudizio subito da cliente e parte assistita: l’assenza o il risarcimento di un danno derivante da una condotta deontologicamente rilevante non ne fa venir meno l’illiceità (posto che il fine del procedimento disciplinare è quello di salvaguardare il decoro e la dignità dell’intera classe forense e trascende gli interessi dei privati coinvolti), ma può essere valutato dall’organo disciplinare solo ai fini della commisurazione della relativa sanzione39. Medesime considerazioni valgono con riferimento alla rinuncia all’esposto, che è irrilevante tanto in rito (non determina l’estinzione del procedimento disciplinare) quanto nel merito (non comporta l’assoluzione dell’incolpato)40.

Infine, è bene ricordare che i generali doveri di probità, dignità, decoro, indipendenza (art. 9 cdf, già artt. 5 e 10 cod.prev) e gli altri principi fondamentali della professione forense di cui al Titolo I cdf vengono necessariamente violati in occasione di ogni infrazione disciplinare, sicché -in base al principio di specialità- non possono comportare autonomo illecito o aggravamento della sanzione, sempreché la fattispecie concreta trovi apposita disciplina in una (più) specifica norma deontologica41.

§ 4. Il concorso di illeciti.

Ferma restando la discrezionalità del Giudice disciplinare, non sindacabile neppure in sede di legittimità, di disporre la riunione e la separazione dei procedimenti disciplinari pendenti a carico di uno stesso incolpato42, l’articolo in esame stabilisce al comma 2 che, qualora siano contestati all’incolpato più addebiti nell’ambito del medesimo procedimento, la sanzione disciplinare è sempre unica43 e va determinata avuto riguardo al comportamento complessivo dell’incolpato (tale riferimento si ripete nel comma 3).

Infatti, nel caso di concorso di illeciti, la sanzione disciplinare non è la somma singole pene previste per ciascuno degli addebiti contestati44, né trova applicazione analogica o estensiva la disciplina sulla “continuazione” prevista dall’art. 81 c.p. (che si riferisce agli illeciti penali) e dall’art. 8, co. 2, L. n. 689/1981 (che si riferisce alle infrazioni amministrative in materia di previdenza ed assistenza)45, sicché va escluso l’obbligo del Consiglio territoriale di collegare le violazioni deontologiche a singole pene, dovendosi invece determinare la sanzione e la sua misura nel complesso idonea in base alla valutazione complessiva dei fatti, dei comportamenti, delle qualità e soprattutto del disvalore che gli stessi comportamenti determinano nella classe forense.46

Quanto appena detto ha un particolare rilievo nel caso di accoglimento solo parziale dell’impugnazione da parte del CNF, cioè limitatamente ad alcuni soltanto dei vari addebiti contestati all’incolpato. Per tale ipotesi, infatti, un’applicazione forse un po’ frettolosa del divieto di reformatio in pejus47 (che tuttora si ritiene pacificamente applicabile al procedimento disciplinare sebbene sia venuto meno il riferimento normativo stabilito nel previgente ordinamento professionale)48 indurrebbe a ritenere che la sanzione disciplinare andrebbe corrispondentemente ridotta. Invece, proprio in considerazione di quanto sopra, il parziale accoglimento dell’impugnazione da parte del CNF non impone una corrispondente riduzione della sanzione comminata dal Consiglio territoriale, la quale è -come detto- determinata non già per effetto di un mero computo matematico né in base ai principi penalistici in tema di concorso di reati, ma in ragione dell’entità della lesione dei canoni deontologici e della immagine della avvocatura alla luce dei fatti complessivamente valutati: conseguentemente, non sussiste violazione del divieto di reformatio in pejus allorché la sanzione sia confermata in sede di gravame pur se una delle contestazioni precedentemente ritenuta sia venuta meno49. Peraltro, una riduzione della sanzione non sarebbe neppure possibile allorché quella comminata dal CDD fosse già la minima (avvertimento)50.

§ 5. Il sindacato di Legittimità.

Le sentenze del CNF in materia disciplinare sono impugnabili dinanzi alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione soltanto “per incompetenza, eccesso di potere e violazione di legge” (art. 36, co. 6, L. n. 247/2012, già art. 56, co. 3, R.D.L. n. 1578/1933), nonché per vizio di motivazione ove essa manchi del c.d. “minimo costituzionale” (art. 111, co. 6, Cost. e art. 360 n. 5 cpc), cioè allorché si traduca in una motivazione completamente assente o puramente apparente, vale a dire non ricostruibile logicamente, ovvero perplessa, obiettivamente incomprensibile e priva di riferibilità ai fatti di causa, esclusa tuttavia qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione e prescindendo altresì dal confronto con le risultanze processuali51.

Conseguentemente, non è sindacabile in sede di Legittimità la valutazione circa la rilevanza deontologica del fatto, l’apprezzamento delle risultanze processuali e la relativa sanzione disciplinare, in quanto accertamenti rimessi al giudice di merito52, né la stessa violazione delle norme deontologiche da parte del Giudice disciplinare53.

Note

1L’Ordine forense è costituito dagli iscritti negli albi degli avvocati e si articola nei COA e nel CNF (art. 24, co. 1 e 2, L. n. 247/2012).

2Cass. n. 11933/2019, CNF n. 127/2022, CNF n. 27/2022, CNF n. 142/2021, CNF n. 131/2021, CNF n. 29/2021, CNF n. 19/2021, CNF n. 113/2013, CNF n. 82/2013, CNF n. 34/2012.

3L’espressione è presa in prestito dalla scienza: la “dosimetria” è, infatti, la branca della fisica che, attraverso uno strumento chiamato dosimetro, si occupa del calcolo e della misura della dose di radiazioni assorbita dalla materia; l’uso figurato del termine in ambito giuridico, quale “misurazione” delle pene o sanzioni, non è attualmente registrato dai dizionari.

4Corte Cost. n. 46/2023 ha recentemente ribadito che anche per le sanzioni amministrative, come appunto quelle disciplinari, vale il principio di proporzionalità.

5Cons. Stato n. 38/1953, secondo cui tale potere sussisterebbe quand’anche mancassero espresse norme attributive al riguardo.

6Il procedimento disciplinare di merito, infatti, si svolge dinanzi ad organi (CDD e CNF) appartenenti alla stessa avvocatura, mentre alla magistratura (Cass. SS.UU.) è riservato il solo giudizio di Legittimità (art. 36, co. 6, L. n. 247/2012). In altre professioni, invece, magistrati e soggetti estranei all’ordine o collegio integrano anche la sezione disciplinare dell’ente professionale (è il caso di notai, medici, commercialisti).

7Cass. n. 4672/1997, Cass. n. 1415/1961.

8Cass. n. 18771/2004, CNF n. 123/2017.

9CNF n. 182/2022, CNF n. 270/2021, CNF n. 151/2012, CNF parere n. 49/2013, CNF parere n. 44/2013.

10CNF n. 269/2021, CNF n. 119/2020, CNF n. 26/2014, CNF n. 195/2013, CNF n. 70/2013, CNF parere n. 55/2019, CNF parere n. 9/2019, CNF parere n. 8/2019.

11Il previgente art. 37, co 8, RDL n. 1578/1933 estendeva il divieto di cancellazione dall’albo anche alla pendenza di un procedimento penale.

12CNF n. 182/2022, CNF n. 179/2021, CNF n. 146/2021, CNF n. 164/2020, CNF n. 207/2019, CNF n. 193/2019, CNF parere n. 39/2020, CNF parere n. 8/2019, CNF parere n. 70/2017, CNF parere n. 35/2017, CNF parere n. 46/2013.

13CNF n. 123/2017, CNF parere n. 56/2021, CNF parere n. 29/2020, CNF parere n. 23/2017, CNF parere n. 143/2001. Forse per un difetto di coordinamento, l’art. 1, co. 2, L. n. 67/1991, in conformità a quanto prevedeva il previgente art. 37, co 8, RDL n. 1578/1933 con riferimento al divieto di cancellazione dall’albo anche in pendenza di un procedimento penale, stabilisce che il trasferimento presso altro COA è inibito agli avvocati “sospesi dall’esercizio professionale o sottoposti a procedimento penale o a procedimento per l’applicazione di una misura di sicurezza”.

14CNF n. 182/2017.

15CNF n. 182/2022, CNF n. 159/2022.

16CNF n. 167/2021.

17CNF n. 80/2020.

18CNF n. 23/2023, nonché CNF parere n. 10/2019.

19CNF parere n. 5/2021.

20CNF n. 36/2021, CNF n. 90/2017, CNF parere n. 46/2021.

21CNF parere n. 54/2022.

22Cass. n. 15406/2003, Cass. n. 10382/1993, CNF n. 182/2022, CNF n. 166/2022, CNF n. 91/2022, CNF n. 269/2021, CNF n. 229/2021, CNF n. 146/2021, CNF n. 193/2019, CNF n. 210/2015, CNF parere n. 64/2021, CNF parere n. 56/2021, CNF parere n. 46/2021, CNF parere n. 8/2019, CNF parere n. 91/2017, CNF parere n. 37/2017.

23Cass. n. 7530/2020, Cass. n. 1609/2020, Cass. n. 11933/2019, CNF n. 27/2022, CNF n. 29/2021, CNF n. 19/2021.

24Cass. n. 2755/2019.

25CNF n. 212/2011, CNF n. 61/2011, CNF n. 60/2010, CNF n. 18/2007, CNF n. 115/2006, CNF n. 286/2004, CNF n. 75/2004, CNF n. 210/2003, CNF n. 174/2003, CNF n. 115/2003, CNF n. 83/2003, CNF n. 22/2003, CNF n. 206/2002, CNF n. 189/2002, CNF n. 182/2002, CNF n. 83/2002, CNF n. 21/2002, CNF n. 16/2002, CNF n. 203/2001, CNF n. 75/2001, CNF n. 6/2001, CNF n. 258/2000, CNF n. 252/2000, CNF n. 134/2000, CNF n. 69/2000, CNF n. 10/2000, CNF n. 224/1999, CNF n. 57/1988. Per un’ipotesi in cui, invece, la giovane età dell’incolpato non ha comportato la mitigazione ma l’aggravamento della sanzione, cfr. CNF n. 69/2013.

26CNF n. 138/2018, CNF n. 133/2018, CNF n. 252/2016, CNF n. 242/2016, CNF n. 228/2007, CNF n. 75/2004, CNF n. 169/2002, CNF n. 10/1998.

27CNF n. 168/2022, CNF n. 142/2022, CNF n. 127/2022, CNF n. 117/2022, CNF n. 104/2022, CNF n. 99/2022, CNF n. 90/2022, CNF n. 84/2022, CNF n. 80/2022, CNF n. 67/2022, CNF n. 66/2022, CNF n. 56/2022, CNF n. 46/2022, CNF n. 42/2022, CNF n. 87/1996. Sulla irrilevanza, anche quale circostanza attenuante, delle precarie condizioni economiche dell’incolpato in fattispecie di appropriazioni indebite cfr., per tutte, CNF n. 55/2022, CNF 267/2021.

28CNF n. 168/2022, CNF n. 142/2022, CNF n. 127/2022, CNF n. 117/2022, CNF n. 104/2022, CNF n. 99/2022, CNF n. 90/2022, CNF n. 84/2022, CNF n. 80/2022, CNF n. 67/2022, CNF n. 66/2022, CNF n. 56/2022, CNF n. 46/2022, CNF n. 42/2022, CNF n. 243/2021, CNF n. 26/2021, CNF n. 73/2020, CNF n. 43/2020, CNF n. 122/2019, CNF n. 108/2019, CNF n. 84/2019, CNF n. 133/2018, CNF n. 186/2017, CNF n. 181/2017, CNF n. 259/2016, CNF n. 116/2003, CNF n. 160/2000 CNF n. 66/1996, CNF n. 108/1995, CNF n. 74/1991.

29Cass. n. 11370/2016, CNF n. 162/2022, CNF n. 213/2021, CNF n. 178/2021, CNF n. 175/2021, CNF n. 175/2021, CNF n. 101/2021, CNF n. 93/2021, CNF n. 4/2021, CNF n. 35/2021, CNF n. 190/2020, CNF n. 202/2020, CNF n. 141/2020, CNF n. 103/2020, CNF n. 80/2020, CNF n. 72/2020, CNF n. 42/2020, CNF n. 180/2019, CNF n. 56/2019, CNF n. 49/2019, CNF n. 12/2019, CNF n. 225/2017, CNF n. 207/2017, CNF n. 178/2017, CNF n. 77/2017, CNF n. 63/2017, CNF n. 44/2017, CNF n. 408/2016, CNF n. 221/2016, CNF n. 107/2016, CNF n. 81/2015, CNF n. 64/2015, CNF n. 61/2015, CNF n. 54/2015, CNF n. 24/2015, CNF n. 47/2014, CNF n. 227/2013, CNF n. 213/2013, CNF n. 85/2013, CNF n. 178/2012, CNF n. 148/2012, CNF n. 89/2012, CNF n. 88/2012, CNF n. 87/2012, CNF n. 246/2004.

30CNF n. 156/2022, CNF n. 151/2022, CNF n. 149/2022, CNF n. 142/2022, CNF n. 111/2022, CNF n. 85/2022, CNF n. 55/2022, CNF n. 45/2022, CNF n. 255/2021, CNF n. 199/2021, CNF n. 189/2021, CNF n. 180/2021, CNF n. 142/2021, CNF n. 132/2021, CNF n. 119/2021, CNF n. 117/2021, CNF n. 4/2021, CNF n. 192/2020, CNF n. 186/2020, CNF n. 136/2019, CNF n. 16/2019, CNF n. 8/2019, CNF n. 109/2018, CNF n. 268/2015, CNF n. 26/2014, CNF n. 115/2011, CNF n. 87/2010, CNF n. 61/2005, CNF n. 60/2003, CNF n. 203/2001, CNF n. 189/2001, CNF n. 69/2000, CNF n. 68/1998, CNF n. 209/1988.

31Cass. n. 17534/2018, CNF n. 53/2020.

32CNF n. 142/2022, CNF n. 255/2021, CNF n. 220/2021, CNF n. 180/2021, CNF n. 142/2021, CNF n. 132/2021, CNF n. 119/2021, CNF n. 70/2021, CNF n. 245/2020, CNF n. 56/2020, CNF n. 120/2019, CNF n. 89/2019, CNF n. 92/2019, CNF n. 9/2019, CNF n. 9/2018, CNF n. 97/2018, CNF n. 96/2018, CNF n. 39/2019, CNF n. 7/2018, CNF n. 5/2018, CNF n. 220/2017, CNF n. 208/2017, CNF n. 198/2017, CNF n. 183/2014, CNF n. 152/2014, CNF n. 146/2014, CNF n. 34/2012.

33CNF n. 4/2021, CNF n. 24/2011, CNF n. 222/2003.

34Cass. n. 2506/2020.

35Cass. n. 17563/2019, la quale ha deciso circa l’indebita utilizzazione del titolo di avvocato, successivamente acquisito dall’incolpato nelle more del procedimento disciplinare.

36Cass. n. 29878/2018.

37Cass. n. 9547/2021, Cass. n. 24896/2020, Cass. n. 29878/2018, CNF n. 29/2021, CNF n. 14/2021, CNF n. 60/2020, CNF n. 74/2017.

38CNF n. 81/2014.

39CNF n. 142/2021, CNF n. 137/2021, CNF n. 132/2021, CNF n. 249/2020, CNF n. 215/2020, CNF n. 195/2020, CNF n. 173/2020, CNF n. 193/2019, CNF n. 144/2019, CNF n. 108/2019, CNF n. 50/2019, CNF n. 224/2018, CNF n. 227/2018, CNF n. 148/2018, CNF n. 110/2018, CNF n. 155/2018, CNF n. 110/2018, CNF n. 97/2018, CNF n. 76/2018, CNF n. 44/2018, CNF n. 26/2018, CNF n. 252/2016, CNF n. 221/2016, CNF n. 88/2015, CNF n. 30/2007, CNF n. 104/2006.

40CNF n. 206/2022, CNF n. 174/2022, CNF n. 102/2022, CNF n. 35/2022, CNF n. 119/2021, CNF n. 148/2019, CNF n. 104/2018, CNF n. 100/2017, CNF n. 80/2017, CNF n. 398/2016, CNF n. 229/2015, CNF n. 173/2015, CNF n. 150/2015, CNF n. 214/2013.

41CNF n. 87/2022, CNF n. 173/2018, CNF n. 198/2017, CNF n. 132/2012.

42Cass. n. 24896/2020, Cass. n. 2084/2019, CNF n. 62/2021, CNF n. 136/2020, CNF n. 122/2020, CNF n. 203/2019, CNF n. 202/2019, CNF n. 165/2019, CNF n. 161/2019, CNF n. 136/2019, CNF n. 120/2019, CNF n. 110/2019, CNF n. 100/2019, CNF n. 69/2019, CNF n. 44/2018, CNF n. 28/2016, CNF n. 206/2015, CNF n. 107/2013, CNF n. 52/2013, CNF n. 4/2012, CNF n. 148/2008.

43In arg. cfr. CNF n. 127/2022, nonché CNF n. 2/2016, secondo cui, nel caso di molteplici addebiti, la sanzione disciplinare può anche superare la pena edittale massima prevista per la fattispecie più grave.

44Cass. n. 17534/2018, Cass. n. 8038/2018, CNF n. 168/2022, CNF n. 142/2022, CNF n. 127/2022, CNF n. 117/2022, CNF n. 104/2022, CNF n. 99/2022, CNF n. 90/2022, CNF n. 84/2022, CNF n. 80/2022, CNF n. 67/2022, CNF n. 66/2022, CNF n. 56/2022, CNF n. 46/2022, CNF n. 42/2022, CNF n. 37/2022, CNF n. 27/2022, CNF n. 17/2022, CNF n. 15/2022, CNF n. 3/2022 e numerose altre.

45Cass. n. 15669/2016, CNF n. 107/2022, CNF n. 34/2021, CNF n. 245/2020, CNF n. 103/2020, CNF n. 60/2020, CNF n. 203/2019, CNF n. 202/2019, CNF n. 162/2019, CNF n. 161/2019, CNF n. 142/2019, CNF n. 108/2019, CNF n. 227/2018, CNF n. 102/2016, CNF n. 39/2014, CNF n. 28/2014, CNF n. 3/2014, CNF n. 89/2012, CNF n. 81/2012, CNF n. 214/2008, CNF n. 15/2005, CNF n. 234/2004, CNF n. 142/2001, CNF n. 117/1991. Contra, l’isolata CNF n. 146/2012, secondo cui “Qualora al professionista siano contestate più violazioni deontologiche, la sanzione disciplinare ben può essere determinata secondo il modello del cumulo giuridico previsto dal diritto penale in tema di concorso di reati, che individua un’unica, se pur aumentata, sanzione (quella prevista per l’illecito più grave).”

46CNF n. 245/2020, CNF n. 103/2020, CNF n. 142/2019, CNF n. 108/2019, CNF n. 227/2018, CNF n. 102/2016, CNF n. 39/2014, CNF n. 89/2012, CNF n. 214/2008.

47A differenza del previgente Ordinamento (art. 50 RDL n. 1578/1933), la nuova legge professionale (art. 61 L. n. 247/2012) nulla dispone con riferimento al divieto in parola, ritenuto tuttavia ancora operante in sede disciplinare: Cass. n. 20383/2021, Cass. n. 2506/2020, CNF n. 6/2022, CNF n. 243/2021, CNF n. 81/2021, CNF n. 217/2020, CNF n. 52/2020, CNF n. 202/2019, CNF n. 136/2019, CNF n. 110/2019, CNF n. 26/2001.

48In arg. cfr. Rudi, Procedimento disciplinare avanti al CNF: possibile la reformatio in pejus?, in questa rivista.

49CNF n. 230/2022, CNF n. 199/2022, CNF n. 107/2022, CNF n. 57/2022, CNF n. 141/2020, CNF n. 130/2020, CNF n. 156/2019, CNF n. 81/2018, CNF n. 561/2018, CNF n. 245/2017, CNF n. 275/2016, CNF n. 15/2016, CNF n. 52/2013, CNF n. 16/2012, CNF n. 215/2005, CNF n. 203/2005, CNF. n. 82/2002, CNF. n. 52/2002, nonché Cass. n. 20383/2021 la quale ha superato il proprio precedente orientamento espresso con la sentenza n. 2506/2020.

50CNF n. 84/2021, CNF n. 133/2020, CNF n. 141/2018.

51Cass. n. 37406/2022, Cass. n. 34206/2022, Cass. n. 28468/2022, Cass. n. 26990/2022, Cass. n. 22729/2022, Cass. n. 11675/2022, Cass. n. 7501/2022, Cass. n. 7073/2022, Cass. n. 42090/2021, Cass. n. 37550/2021, Cass. n. 20384/2021, Cass. n. 20383/2021, Cass. n. 13168/2021, Cass. n. 10852/2021, Cass. n. 10740/2021, Cass. n. 10106/2021, Cass. n. 9547/2021, Cass. n. 8777/2021, Cass. n. 7335/2021, Cass. n. 25574/2020, Cass. n. 24896/2020, Cass. n. 24377/2020, Cass. n. 23746/2020, Cass. n. 23593/2020, Cass. n. 34476/2019, Cass. n. 13983/2019, Cass. n. 5200/2019, Cass. n. 2084/2019, Cass. n. 30868/2018, Cass. n. 19526/2018, Cass. n. 9558/2018, Cass. n. 8038/2018, Cass. n. 31108/2017, Cass. n. 19163/2017, Cass. n. 18984/2017, Cass. n. 17720/2017, Cass. n. 16691/2017, Cass. n. 16690/2017, Cass. n. 15203/2016, Cass. n. 13577/2016, Cass. n. 9287/2016, Cass. n. 11294/2015, Cass. n. 11308/2014, Cass. n. 9032/2014, Cass. n. 23240/2005, Cass. n. 5072/2003, Cass. n. 148/1999, Cass. n. 4209/1995.

52Cass. n. 29589/2022, Cass. n. 26991/2022, Cass. n. 11675/2022, Cass. n. 7073/2022, Cass. n. 41990/2021, Cass. n. 41988/2021, Cass. n. 21965/2021, Cass. n. 21964/2021, Cass. n. 21963/2021, Cass. n. 21962/2021, Cass. n. 20384/2021, Cass. n. 20383/2021, Cass. n. 19030/2021, Cass. n. 13168/2021, Cass. n. 13167/2021, Cass. n. 10852/2021, Cass. n. 8777/2021, Cass. n. 7030/2021, Cass. n. 25950/2020, Cass. n. 8242/2020, Cass. n. 4847/2021, Cass. n. 24896/2020, Cass. n. 1609/2020, Cass. n. 33373/2019, Cass. n. 17563/2019, Cass. n. 8313/2019, Cass. n. 6277/2019, Cass. n. 2084/2019, Cass. n. 20344/2018, Cass. n. 19526/2018, Cass. n. 18460/2018, Cass. n. 17532/2018, Cass. n. 13237/2018, Cass. n. 9910/2018, Cass. n. 8038/2018, Cass. n. 31227/2017, Cass. n. 19163/2017, Cass. n. 13456/2017.

53Cass. n. 37406/2022, Cass. n. 34206/2022, Cass. n. 11675/2022, Cass. n. 7501/2022, Cass. n. 41990/2021, Cass. n. 13168/2021, Cass. n. 31108/2017.

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