Titolo II – Rapporti con il cliente e la parte assistita (artt. 23 – 37)

1. L’incarico è conferito dalla parte assistita; qualora sia conferito da un terzo, nell’interesse proprio o della parte assistita, l’incarico deve essere accettato solo con il consenso di quest’ultima e va svolto nel suo esclusivo interesse.

2. L’avvocato, prima di assumere l’incarico, deve accertare l’identità della persona che lo conferisce e della parte assistita.

3. L’avvocato, dopo il conferimento del mandato, non deve intrattenere con il cliente e con la parte assistita rapporti economici, patrimoniali, commerciali o di qualsiasi altra natura, che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale, salvo quanto previsto dall’art. 25.

4. L’avvocato non deve consigliare azioni inutilmente gravose.

5. L’avvocato è libero di accettare l’incarico, ma deve rifiutare di prestare la propria attività quando, dagli elementi conosciuti, desuma che essa sia finalizzata alla realizzazione di operazione illecita.

6. L’avvocato non deve suggerire comportamenti, atti o negozi nulli, illeciti o fraudolenti.

7. La violazione dei doveri di cui ai commi 1 e 2 comporta l’applicazione della sanzione disciplinare dell’avvertimento. La violazione dei divieti di cui ai commi 3 e 4 comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della censura. La violazione dei doveri di cui ai commi 5 e 6 comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale da uno a tre anni.

Riepilogo delle sanzioni:

– Commi 1 e 2:

Sanzione attenuataSanzione edittaleSanzione aggravata
(Richiamo)AvvertimentoFino alla sospensione minima (2 mesi)

– Commi 3 e 4:

Sanzione attenuataSanzione edittaleSanzione aggravata
AvvertimentoCensuraFino alla sospensione non superiore a 1 anno

– Commi 5 e 6:

Sanzione attenuataSanzione edittaleSanzione aggravata
Fino alla sospensione minima (2 mesi)Sospensione da 1 a 3 anniFino alla radiazione

Normativa correlata:

Normativa previgente:

Commento

Indice.

§ 1. Introduzione.
§ 2. Il cliente e la parte assistita (commi 1 e 2).
§ 3. Gli interessi che pregiudicano il rapporto professionale (comma 3).
§ 4. I limiti all’attività professionale (commi 4, 5 e 6).

* * *

§ 1. Introduzione.

Gli obblighi ed i divieti deontologici relativi al conferimento (e all’espletamento) dell’incarico professionale trovano la propria fonte nella norma in commento, che ha combinato due differenti articoli del codice previgente (artt. 35 e 36), così racchiudendo in sè molteplici illeciti (per ciascuno dei quali è infatti prevista una differente sanzione edittale), e precisamente:

a) l’obbligo di identificare cliente e parte assistita, sempreché ovviamente non si tratti di difesa in proprio;

b) l’obbligo di espletare l’incarico:

  1. nell’esclusivo interesse della parte assistita, qualora soggetto diverso dal cliente;
  2. senza gravare il cliente e/o la parte assistita di attività professionali inutilmente gravose ovvero superflue;
  3. senza prestarsi ad attività che costituiscano atti in frode a terzi, per un malinteso dovere di difesa.

§ 2. Il cliente e la parte assistita (commi 1 e 2).

Salva ovviamente l’ipotesi di difesa in proprio (cfr. art. 86 cpc, art. 22 co. 3 cpa), che tuttavia non si ritiene ammissibile in sede penale1 nonostante l’art. 13 co. 1 L. n. 247/2012 (“L’avvocato può esercitare l’incarico professionale anche a proprio favore”) abbia portata generale, prima di assumere l’incarico l’avvocato deve accertare l’identità del cliente e della parte assistita (comma 2), specie nel caso debba autenticarne la procura alle liti2 e con l’obbligo di rinunciare tempestivamente al mandato qualora, dopo aver assunto l’incarico, apprenda della falsità delle generalità dichiarategli3.

Ad ogni modo, la norma in parola distingue tra cliente e parte assistita perché ben potrebbe trattarsi di soggetti distinti: “cliente” è infatti chi conferisce l’incarico e si obbliga al pagamento del relativo compenso, mentre “parte assistita” è il soggetto in favore del quale viene svolta l’attività professionale4. Si pensi al mandato professionale conferito da un genitore per l’assistenza legale di un minore; da un dominus direttamente al proprio domiciliatario o sostituto d’udienza; da un terzo per conto dell’interessato, ecc., fermo comunque il divieto di assumere incarichi tramite terzi quali agenzie o procacciatori d’affari in violazione del divieto di accaparramento della clientela ex art. 37 cdf5.

In ogni caso, una volta accettato l’incarico dal cliente, l’avvocato deve svolgerlo nell’esclusivo interesse della parte assistita e, ove possa validamente prestarlo, con il suo consenso (comma 1), stante la natura fiduciaria del rapporto professionale6.

§ 3. Gli interessi che pregiudicano il rapporto professionale (comma 3).

Dopo il conferimento del mandato, l’avvocato non deve intrattenere con il cliente e con la parte assistita rapporti economici, patrimoniali, commerciali o di qualsiasi altra natura, che in qualunque modo possano influire sul rapporto professionale, fatti salvi gli accordi sulla definizione del compenso ex art. 25 cdf.

Tale divieto riguarda l’esistenza del rapporto economico, sicché prescinde dalle ragioni del suo insorgere, ovvero dal fatto che l’iniziativa sia stata presa dal cliente o dall’avvocato7, come nel caso in cui l’avvocato conceda un prestito al cliente8 ovvero accetti un prestito dal proprio cliente (che non sia una banca o altro operatore professionale), indipendentemente dal fatto che gli sia stato spontaneamente offerto9, neppure rilevando in tal caso quale scriminante o esimente, ma semmai come attenuante, l’eventuale sofferenza finanziaria del mutuatario10.

In particolare, la norma mira a preservare il rapporto fiduciario tra avvocato e cliente, affinché non insorgano tra loro situazioni di conflitto di interessi, atteso che soltanto l’estraneità dell’avvocato rispetto agli interessi del cliente garantisce la difesa tecnica più valida, evita il coinvolgimento in responsabilità ed assicura la massima professionalità, a tutto beneficio della credibilità ed affidabilità etica della classe forense11. Conseguentemente, avuto riguardo alla sua ratio, tale divieto viene meno con la cessazione del rapporto professionale, quand’anche successivamente riassuma il mandato12.

§ 4. I limiti all’attività professionale (commi 4, 5 e 6).

Nel ribadire che l’avvocato è libero di accettare l’incarico (cfr. art. 11, co 1, cdf), seppur con i limiti previsti dall’art. 14, co. 1, L. n. 247/2012 (che fa appunto “salvo quanto stabilito per le difese d’ufficio ed il patrocinio dei meno abbienti”), la norma deontologica precisa che il professionista non deve:

a) consigliare azioni inutilmente gravose (comma 4);

b) prestarsi ad eseguire attività illecite (comma 5);

c) suggerire comportamenti, atti o negozi nulli, illeciti o fraudolenti (comma 6).

Ciò, in considerazione del rilievo costituzionale e sociale della difesa13, non costituendo “esimente” l’aver asseritamente operato perseguendo l’interesse dell’assistito medesimo seppur in violazione della legge14, come nel caso in cui predisponga contratti nulli per violazione della legge15 ovvero architetti strategie difensive volte a distrarre il patrimonio al fine di sottrarne i beni ai creditori16 o al fisco17, così compromettendo non solo la propria dignità ma il prestigio di tutta l’avvocatura e l’affidamento dei terzi18.

Note.

1Cass. n. 14411/2020, Cass. n. 35651/2018.

2CNF n. 154/2011.

3CNF n. 177/2020.

4CNF n. 145/2018.

5CNF n. 104/2018.

6CNF n. 9/2000, CNF n. 100/2019.

7CNF n. 74/2019, CNF n. 216/2015, CNF n. 42/2010.

8CNF n. 88/1999.

9CNF n. 67/2012, CNF n. 102/2006.

10CNF n. 198/2011.

11CNF n. 125/2017, CNF n. 102/2017, CNF n. 257/2009, CNF n. 33/2009.

12CNF n. 132/2013.

13CNF n. 174/2020.

14CNF n. 108/2022, CNF n. 268/2021.

15CNF n. 110/2012.

16CNF n. 1/2018.

17CNF n. 16/2018.

18CNF n. 37/1995.

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