Sì, l’avvocato che ripropone la stessa azione innanzi al giudice che si è già dichiarato incompetente può commettere un illecito deontologico. Tale comportamento potrebbe integrare una violazione dell’articolo 26 del Codice Deontologico Forense (CDF), che impone all’avvocato l’obbligo di verificare la fondatezza e la serietà della pretesa e delle difese del cliente, nonché di astenersi dal porre in essere atti processuali inutili o meramente dilatori.

Riproporre la stessa azione dopo che un giudice si è dichiarato incompetente, senza che vi siano state modifiche sostanziali che possano giustificare una nuova valutazione della competenza, potrebbe essere considerato un atto temerario e inutile, che ha l’effetto di appesantire il lavoro della giustizia senza motivo valido.

Il Consiglio Nazionale Forense e i Consigli Distrettuali di Disciplina sono gli organi preposti a valutare la condotta dell’avvocato e a irrogare eventuali sanzioni disciplinari, qualora venga accertato un comportamento in violazione delle regole deontologiche.


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