La resipiscenza, ovvero il ravvedimento dell’avvocato che ha commesso un illecito disciplinare, può avere un rilievo positivo nel procedimento disciplinare. Infatti, la resipiscenza può essere considerata dal giudice disciplinare come un elemento di valutazione ai fini della determinazione della sanzione da irrogare. In particolare, la resipiscenza può essere considerata come un’attenuante della responsabilità disciplinare dell’avvocato, in quanto dimostra la consapevolezza dell’errore commesso e la volontà di correggere il proprio comportamento. Tuttavia, la resipiscenza non può essere considerata come una giustificazione dell’illecito disciplinare commesso, ma solo come un elemento di valutazione ai fini della determinazione della sanzione. Inoltre, la resipiscenza può essere considerata solo se l’avvocato dimostra di aver adottato comportamenti concreti e coerenti con la volontà di correggere il proprio comportamento, ad esempio attraverso la partecipazione a corsi di formazione o l’adesione a programmi di autocontrollo. In sintesi, la resipiscenza può avere un rilievo positivo nel procedimento disciplinare, ma la sua valutazione dipende dalle circostanze specifiche del caso e dalla dimostrazione concreta dell’avvocato di aver adottato comportamenti coerenti con la volontà di correggere il proprio comportamento.


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