Una condotta simile costituisce una violazione delle norme del Codice Deontologico Forense (CDF) che richiede agli avvocati di comportarsi con correttezza e decoro in tutte le circostanze della vita professionale e privata (art. 8 CDF). L’art. 51 del CDF, inoltre, disciplina i rapporti tra avvocati richiedendo rispetto reciproco e correttezza nelle relazioni professionali. La sanzione per tali comportamenti è di competenza del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati (COA) che, ricevuta la denuncia, può avviare un procedimento disciplinare nei confronti dell’avvocato trasgressore. Tale procedimento si svolge davanti al Consiglio Distrettuale di Disciplina (CDD), in conformità a quanto previsto dall’art. 58 della Legge 247/2012. La sanzione prevista può variare da una semplice censura, fino alla sospensione o alla radiazione dall’albo, a seconda della gravità del fatto contestato e delle circostanze dell’azione (art. 60 Legge 247/2012). In caso di impugnazione della decisione del CDD, il procedimento passa al Consiglio Nazionale Forense (CNF) che ha la funzione di giudice di secondo grado (art. 56 Legge 247/2012).


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