No, non sono deontologicamente lecite. L’omissione del giudice di ordinare la cancellazione delle contumelie non significa che queste siano accettabili dal punto di vista deontologico. L’avvocato ha il dovere di mantenere un comportamento professionale corretto e rispettoso nei confronti degli altri professionisti e delle parti coinvolte nel processo. L’utilizzo di espressioni sconvenienti o offensive può ledere il prestigio della professione forense e compromettere la fiducia del pubblico nell’avvocatura. Inoltre, il giudice della disciplina ha la facoltà di effettuare un pieno riesame delle espressioni utilizzate dall’avvocato sotto il profilo deontologico, indipendentemente dalla valutazione che possa fare il giudice del merito in ambito civile o penale circa il carattere offensivo o meno delle frasi stesse. Pertanto, l’avvocato potrebbe essere soggetto a sanzioni disciplinari anche se il giudice del merito non ha ordinato la cancellazione delle contumelie. In questi termini, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Calabrò), sentenza del 25 settembre 2017, n. 136, nonché Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Perfetti – Rel. Picchioni), sentenza del 22 settembre 2012, n. 122.


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