No, la contestazione dell’addebito disciplinare all’incolpato non deve necessariamente indicare le norme deontologiche violate. In particolare, la contestazione disciplinare deve essere adeguatamente specifica quanto all’indicazione dei comportamenti addebitati, ma non richiede la precisazione delle fonti di prova da utilizzare nel procedimento disciplinare o la individuazione delle precise norme deontologiche che si assumono violate. Ciò perché la predeterminazione e la certezza dell’incolpazione può ricollegarsi a concetti diffusi e generalmente compresi dalla collettività. Pertanto, ciò che è necessario ai fini di garantire il diritto di difesa all’incolpato è una chiara contestazione dei fatti addebitati, non la sola indicazione delle norme violate o la loro erronea individuazione. Tuttavia, è importante sottolineare che la contestazione disciplinare deve essere sufficientemente precisa e dettagliata, in modo da consentire all’incolpato di comprendere esattamente quali sono i comportamenti addebitati e di poter esercitare il proprio diritto di difesa in modo adeguato.


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