Sì, l’avvocato non abilitato alle giurisdizioni superiori può fare da ghost writer (c.d. “comparsista”) di avvocati cassazionisti, purché tale collaborazione professionale non dissimuli in realtà un’attività defensionale vera e propria, ovvero attuata a diretto favore del cliente per il mero tramite formale dell’avvocato abilitato, così eludendo il limite per il quale è imposta l’iscrizione all’albo speciale. In altre parole, l’avvocato non abilitato alle giurisdizioni superiori può collaborare con avvocati cassazionisti, anche nella redazione degli atti, ma deve evitare di svolgere attività difensiva diretta a favore del cliente, che spetta esclusivamente all’avvocato abilitato. Tuttavia, è importante sottolineare che la collaborazione tra avvocati deve essere sempre trasparente e rispettare le norme deontologiche. In particolare, l’avvocato non abilitato alle giurisdizioni superiori deve evitare di assumere incarichi che superino i limiti della sua abilitazione professionale e deve sempre agire nell’interesse del cliente, senza ledere la dignità e l’indipendenza della professione forense. In questi termini, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Masi), sentenza del 28 dicembre 2018, n. 226.


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