Sì, l’intenzionale violazione delle preclusioni processuali, finalizzata a ledere il principio del contraddittorio e il diritto di difesa, costituisce un comportamento contrario ai doveri di lealtà, correttezza e colleganza dell’avvocato, sanzionabile con l’applicazione analogica dell’art. 50 del Codice Deontologico Forense (CDF) che disciplina il “Dovere di verità”. In questo senso si è espresso il CNF in svariate pronunce: Consiglio Nazionale Forense, sentenza n. 188 del 19 dicembre 2019, Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 28 dicembre 2017, n. 241, Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 20 aprile 2015, n. 62, Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 maggio 2014, n. 75, Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 maggio 2014, n. 75, Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 17 ottobre 2013, n. 188.


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